apologia del colonialismo

quant’era bello quando vigeva il colonialismo, l’era descritta nell’uomo che sapeva troppo -quello del ’56-, dello scià reza pahlavi: quando l’islam era confinato tra le buffe stravaganze e tenuto alla mordacchia -senza pretese; quando nessun occidentale sarebbe stato mai sfiorato dall’idea di conformarsi ai costumi locali e anzi gli stessi autoctoni guardavano all’ovest come a un modello da seguire e imitare, un traguardo da raggiungere; se tutto ciò si fosse combinato con la spinta antireligiosa nel miglior senso possibile -quella delle generazioni da gli anni cinquanta a gli ottanta- profondamente scettica, libertaria, antidogmatica -allora vivremmo in un mondo quasi decente