afa

l’afa, che meraviglia; già dal nome: evoca affricana calura, desertica roventezza, l’afa, che rapimento da godersi, estiva quintessenza, favolistico viaggio da fermo che riarde la pelle, -e qual rarità, sul bordo terminale della valle del tevere: quell’imbuto piatto originantesi a’ piè del terminillo che incessante imbuca ‘l vento forte-; l’afa, che l’homo astuto gode piatto al sole aspergendosi con acqua fresca, di sovente però talvolta allungando i tempi a sfidare la propria resistenza e ‘l piacere impiacentisce con le gioie della dtae: -depilatio transeunte absoluta estiva- che non un poro sottrae alla presa del sole; l’afa, incanto ch’appare e sparisce, lamento d’idioti, -autentici mostri in senso tale son i santi di sant’egidio: come infila du‘ giorni ardenti veri a lugli’o agosto -oddíio, come faremo co‘ i novantaquattrenni cardiopatici pluritumorati?!...-, -e se non li stronca il caldo ve li finimo noi, -va,ffa,-nculo

noi che 2

noi che abbiamo visto koyaanisqatsi all’uscita e rivisto e rivisto e rivisto…

noi che

noi, che i nostri padri ci recitavano trilussa a memoria -noi, che a dieci anni ci siamo trovati con una formazione fatta senza neanche sapere bene come e perché