faceva caldo
faceva caldo, e non
aveva nessuna voglia, di uscire; se ne stava
mollemente rilassato nella penombra, al riparo dal
sole cocente, ancora semi addormentato, e solo una
parte dei suoi sensi era vigile mentre si lasciava
cullare dai ricordi della notte passata; si era
divertito, era stato emozionante: uscito tutto tirato
a lucido aveva deciso di cambiare zona, di andare per
posti nuovi; non c’era voluto molto per individuare
la sua preda -l’oggetto della cattura: sorseggiava
con sguardo inquieto, e fin dalla prima occhiata lei
aveva compreso che con lui non ce n’era -avrebbe
ceduto; le schermaglie erano state quasi un gioco
accademico, un duello senza sorprese…; poi ripensò
alla cena: era affamato accidenti, ci era arrivato
dopo un bel po‘ di esercizio e se l’era proprio
goduta… -insomma detta cosí erano poche parolette, ma
gli eventi, le immagini, la tensione emotiva, il
climax raggiunto da un individuo nel fiore degli anni
spinto dalla forza di muscoli e nervi al massimo
dell’esplosività possibile erano qualcosa
d’inesprimibile: una galleria di sensazioni da
ripercorrere all’infinito godendosi sempre nuovi
particolari, minuzie, circostanze…
cosí ninnato finí col piegarsi di nuovo al sonno
-quanto tempo era passato? non sapeva stabilirlo, né
gl’interessava; di certo però adesso era buio, e la
temperatura era scesa parecchio; la sua vista si
abituò in un istante alle nuove condizioni di luce e
le trovò estremamente attraenti; con calma allungò i
muscoli e li tese ricevendo in cambio una piacevole
sensazione di potenza, di gagliardía; era anche
stuzzicato da un certo appetito… -saggiò un’ultima
volta l’energia delle sue spire e sgusciò fuori dalla
tana: il boa constrictor era in caccia...
afa
l’afa, che meraviglia; già dal nome: evoca affricana calura, desertica roventezza, l’afa, che rapimento da godersi, estiva quintessenza, favolistico viaggio da fermo che riarde la pelle, -e qual rarità, sul bordo terminale della valle del tevere: quell’imbuto piatto originantesi a’ piè del terminillo che incessante imbuca ‘l vento forte-; l’afa, che l’homo astuto gode piatto al sole aspergendosi con acqua fresca, di sovente però talvolta allungando i tempi a sfidare la propria resistenza e ‘l piacere impiacentisce con le gioie della dtae: -depilatio transeunte absoluta estiva- che non un poro sottrae alla presa del sole; l’afa, incanto ch’appare e sparisce, lamento d’idioti, -autentici mostri in senso tale son i santi di sant’egidio: come infila du‘ giorni ardenti veri a lugli’o agosto -oddíio, come faremo co‘ i novantaquattrenni cardiopatici pluritumorati?!...-, -e se non li stronca il caldo ve li finimo noi, -va,ffa,-nculo